Fu torturato, nominò altri e ritrattò in cappella e sul patibolo. Già Pietro Verri aveva trattato l’episodio in “Osservazioni sulla tortura”, con lo scopo di ricavare un argomento contro la tortura, che aveva portato alla confessione di un delitto impossibile. Interrogarono e torturarono nuovamente Piazza, che confessò ma dovette ripetere la confessione anche non torturato. Furono fatte ricerche, nessuno sembrava conoscerlo. (Cerve). Tuttavia con Piazza cominciarono dalla tortura: non volevano una verità, ma una confessione, dato che ormai tutti lo ritenevano colpevole e le autorità avevano un’immagine da difendere. Vengono quindi legati alla rota e percossi con dei bastoni fino alla rottura delle ossa e infine, dopo sei ore di agonia, vengono scannati, i cadaveri bruciati, le ceneri sparse nel fiume. L’altro, che, come depose poi, lo conosceva di vista, e non ne sapeva il nome, disse quel che sapeva, ch’era un commissario della Sanità. (Arma). Ritennero vero quello che prima avevano ritenuto inverosimile col Piazza. Anche da questa tortura non esce una confessione. Secondo capitolo. Il senato rodinò di interrogare nuovamente senza tortura sia Mora che Piazza, per far spiegare meglio le cose confessate e aggiungere eventuali complici; avevano poi 3 giorni per presentare le difese. Negò di conoscere la strada e l’osteria dove Mora aveva detto di averlo incontrato e negò di conoscere anche Don Pietro d Saragozza. Proprio l’insistenza su questi termini (“non è verosimile”) serve ai giudici per cercare di costruire i presupposti legali e formali per applicare la tortura. Segue il Nani, veneziano, che fa un’analisi molto superficiale dei fatti, limitandosi a prestar fede a un’iscrizione milanese che li ricorda. ISBN: 9788806226336: DATA: 2015: NOME DEL FILE: I promessi sposi-Storia della colonna infame.pdf: DIMENSIONE: 6,79 MB: AUTORE: Alessandro Manzoni Egli riteneva che la presenza di un “pesce grosso”, quale era il Padilla, nella rete della giustizia avrebbe permesso ai “pesci piccoli” come lui di salvarsi. Poi l’uomo tornò indietro per la stessa strada e incrociò un Commissario di Sanità, con cui scambiò due parole. Piazza poi ritratta: conosceva Mora, gli aveva dato l’unguento e sapeva che era mortale, con lui c’erano altre persone di cui non ricordava il nome. E anche qui gli fu detto: non è verisimile. Morì a Milano nel 1873. È stato significato al Senato che hieri mattina furno onte con ontioni mortifere le mura et porte delle case della Vedra de’ Cittadini, disse il capitano di giustizia al notaio criminale che prese con sè in quella spedizione. Alessandro Manzoni. Era stato assolto il presunto capo, mentre i presunti complici erano stati condannati: assolvendo il capo hanno praticamente ammesso di aver ucciso degli innocenti. Inizialmente i giudici erano contrari, però poi acconsentirono. C’è qualche personaggio che resiste alla tortura? 0. A Giangiacomo Mora, barbiere, che stava sulla cantonata, parve, come agli altri, che fossero stati unti i muri della sua casa. Ripete dunque la versione ufficiale e falsa. Leia o capítulo 6 da História Infame - História escrita por Soein - Ouvir atrás da porta é feio, eu sei. La signora Caterina diffuse la notizia della presenza di un untore, tutti uscirono e videro una sostanza grassa giallastra sui muri, in particolare sulla porta del Tradate. Nel secondo esame disse di non aver mai avuto a che fare con Mora, Baruello e Magliavacca. Il figlio di quel povero Mora, essendo interrogato più tardi se sa o ha inteso dire in che modo il detto commissario ongesse le dette muraglie et case, risponde: sentei che una donna di quelle che stanno sopra il portico che traversa la detta Vedra, quale non so come habbi nome, disse che detto commissario ongeva con una penna, havendo un vasetto in mano. Le cause di questi comportamenti sono principalmente rabbia e timore. A quattro ripetute domande, risponde quattro volte il medesimo, in altri termini. Il padre Girolamo venne interrogato l’11 agosto e il giorno dopo confessò, alterando una storia vera: accusò il Baruello di avergli dato un unguento pestilenziale, che in realtà era un sonnifero. Le due signore che avevano accuratamente descritto il percorso dell’uomo però non lo avevano visto fermarsi lì; nessuno pensò che era tornato indietro per la stessa strada in cui si pensava avesse diffuso un morbo, nè che lo maneggiasse così liberamente. Inizialmente si lasciava la decisione se la tortura si potesse utilizzare oppure no all’arbitrio, al potere discrezionale del giudice. Quel sospetto e quella esasperazion medesima nascono ugualmente all’occasion di mali che possono esser benissimo, e sono in effetto, qualche volta, cagionati da malizia umana; e il sospetto e l’esasperazione, quando non sian frenati dalla ragione e dalla carità, hanno la trista virtù di far prender per colpevoli degli sventurati, sui più vani indizi e sulle più avventate affermazioni. Manca capitolo 7 RISPOSTE C’è qualche personaggio che resiste alla tortura? Molto più che della storia del processo, si sono trovate raccolte di opinioni sul processo stesso, di persone che però non si erano adeguatamente informate. Ultimo arriva il Verri, che difende finalmente i poveri condannati e si scaglia contro la tortura e le superstizioni. Verri dice che le accuse a Padilla furono smentite da tutti tranne che da Mora, Piazza e Baruello, due mossi a mentire dall’impunità, uno dalla tortura. Alessandro Manzoni - La storia della Colonna Infame camente e moralmente impossibile. Pertanto, pur lodando gli intenti e le tesi dell’illuminista lombardo, ritiene di dover analizzare le modalità di svolgimento di processo non per dimostrare soltanto che la tortura fosse un male dovuto all’ignoranza di quel contesto storico, ma per evidenziare come fosse una scelta consapevole e terribile e di come la giurisprudenza stessa le avesse posto dei vincoli che non furono rispettati nel processo. (j, 8 2 ˘ ˘ b ˇˇ ˛ ˘ - ˘ ˇ ˘ ˝ 6 ˘˜ ˇ 0 ˚ ˘˘ 8% ˝ ˘ ˜ ˘ ˆ ˙ ˆ ˘ ˇ ˆ ˆ ( ,! I due banchieri vennero torturati, ma rimanendo fermi a negare, vennero rilasciati. Il 30 Giugno, il Mora venne torturato, confessò il delitto di cui veniva accusato e confermò l’identità dei complici che il Piazza aveva indicato. La mattina del 21 Giugno 1630 verso le 4.30 la signora Caterina Rosa, sporgendosi dalla finestra in via della Vetra (nella zone di porta Ticinese-Colonne di San Lorenzo), aveva visto un uomo con una cappa nera e qualcosa in mano, come se scrivesse; riteneva che con le mani stesse ungendo il muro. Per guadagnare tempo e farsi più meritevole, disse che i soldi che Mora gli aveva promesso dovevano provenire da una persona grande. Quali scrittori o storici trattarono della vicenda narrata? I due fecero stendere ai religiosi delle ritrattazioni di tutto ciò che avevano detto durante la tortura. Quando l'auditore con la "sbirraglia" andò ad arrestare il barbiere Giangiacomo Mora lo trovò nella bottega. La notizia si sparse via via negli altri quartieri, e ci fu anche portata da qualcheduno che s’era abbattuto a passar di lì nel momento del sottosopra. Secondo la legge romana non si poteva iniziare dalla tortura, e concedere di torturare senza validi indizi era la stessa cosa. Lo stesso giorno 22, referisce... fante della compagnia del Baricello di Campagna al prefato Signor Capitano, il quale ancora era in carrozza, che andaua verso casa sua, sicome passando dalla casa del Signor Senatore Monti Presidente della Sanità, ha ritrouato auanti a quella porta, il suddetto Guglielmo Commissario, et hauerlo, in esecuzione dell’ordine datogli, condotto in prigione. Gediminas Kirdeikis Recommended for you. Riferisce infine che l’edizione dell’opera del Verri ha tardato decenni, forse perché avrebbe minato all’autorità del Senato, che era allora presieduto da suo padre. Sostenne di essere a Napoli in quel periodo e confermò le sue parole anche se messo alla tortura. Chiestogli direttamente se avesse dato a Piazza l’unguento per ungere le mura, negò, ma non gli credettero. Storia della colonna infame. Liber Liber.it. Considerato tra i massimi scrittori della nostra letteratura, fu autore di opere etico-religiose, storiche, poetiche. È dalle sue memorie difensive (una stampata, una scritta e con le annotazioni del difensore) che il Manzoni afferma di aver ricostruito la vicenda. Si passa ad altro, ma non con altro fine: chè vedrem poi per qual crudele malizia s’insistesse su questa pretesa inverisimiglianza, e s’andasse a caccia di qualche altra. (Silvia). Spinola morì durante l’assedio di Casale il 25 Settembre, di malattia. Nelle riforme che avvengono per gradi, i primi che modificano pensano di fare una grande cosa, mentre chi viene dopo accusa gli autori, trovando la legge ancora cattiva. Il giorno seguente fu interrogato Mora: gli si chiedeva di accrescere le sue accuse, mentre lui voleva sminuirle, dicendo che erano solo frutto della tortura. (era una prova della sua frode e voleva distruggerla). L’illustrazione è quella che si trova nella quarantana, opera verso la quale c’era una grande attesa nel pubblico. Fu decretato che la sua casa dovesse essere demolita e al suo posto edificata una colonna d’infamia. Tuttavia quando sospetto e esasperazione non sono frenati da ragione e carità, la moltitudine esegue da sé la sentenza, prendendo per colpevoli degli innocenti, come è successo anche per gli incendi in Normandia. Mora affermò che anche Piazza aveva ricevuto denaro, ma non sapeva da chi. Presentalo brevemente ( Linda). L’accusa di Piazza è stata fatta in seguito a una promessa di impunità, fatto che la rendeva nulla. Egli affermava di aver ricevuto ordine dal barbiere di ungere in cambio della promessa di un'ingente somma di denaro. Si cercava un motivo per torturare Mora, quindi si cercava di fare in modo che Piazza presentasse legami tra i presunti complici e Mora; disse che potevano essere amici, ma niente di certo. Qual è il giudizio di Manzoni sugli interpreti della Legge? Padilla aveva incontrato Mora e gli aveva dato soldi e unguento; Don Pietro aveva poi mandato Mora a riscuotere altri soldi presso banchieri, dietro ordine di Padilla. CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA. Manzoni non ritiene di aver dimostrato che il lavoro degli interpreti sia stato inutile e abbia anzi peggiorato la situazione, non si può giudicare così nel complesso un lavoro di secoli. I vicini, a cui lo spavento fece scoprire chi sa quante sudicerie che avevan probabilmente davanti agli occhi, chi sa da quanto tempo, senza badarci, si misero in fretta e in furia a abbruciacchiarle con della paglia accesa. Narra la deposizione delle donne (Costa): La prima donna chiamata a testimoniare è Caterina Rosa: racconta di aver visto dalla finestra di un cavalcavia un uomo che camminava lungo via della Vetra de’ Cittadini, vestito di una cappa nera e di un cappello che gli copriva gli occhi. Allora ricorsero all'espediente degli inverosimili: uno fu il fatto che il Mora continuasse a negare di essere amico del Piazza e che egli fosse mai stato a casa sua, mentre glia aveva al contrario promesso l'unguento presunto salvifico; l'altro fu il fatto che non desse una spiegazione sufficiente del motivo per cui aveva strappato il biglietto. Infatti tra gli accusati c’era il figlio di una persona importante (don Giovanni de Padilla, figlio del comandante del Castello di Milano), che ha potuto far stampare le sue difese, corredandole con un estratto del processo. Presentalo brevemente ( Linda) Il primo a nominarlo è il Piazza di sua spontanea volontà per cercare di salvarsi; lo accusa di essere la persona grande che aveva finanziato le unzioni. Nelle carceri si trovò Pietro Verdeno, nato a Saragozza e accusato di furto. RHINO 7 is a BIG DEAL! Disse poi un nome reale, Giulio Sanguinetti, banchiere. Non è colpa delle leggi o dell’ignoranza se ritenevano inverosimile ciò che diceva. Non fu più interrogato e all’assoluzione del Padilla seguì la sua. Il 22 maggio fu sottoposto a un terzo esame e gli raccontarono la loro versione della storia. Infatti, nell’esame che gli fu fatto il giorno dopo, interrogato, se l’attioni che fece quella mattina, ricercorno scrittura, risponde: signor sì. Essa era fondamentale alla validità della confessione in quanto valeva il principio che "nessuno commette un delitto senza cagione"; di conseguenza nessuna confessione pronunciata sotto tortura aveva valore "se non c'era espressa la cagione del delitto". Si sosteneva che non ci fosse traccia nelle leggi di indicazioni su chi potesse essere torturato, ma c’era nelle leggi romane. Tuttavia la confessione non era valida se non era espressa la vera ragione del delitto. Capitolo IV-Interrogatorio e condanna Mora. Il Padilla, nobile spagnolo, infatti viene arrestato ma non subisce alcun tipo di tortura, e dopo due anni di processi viene assolto. Manzoni apprezza l’occasione che gli viene così data di criticare i poeti che non mettono il “santo Vero” al primo posto, coma fa lui. Inoltre, tale cagione doveva essere verosimile e grave in proporzione al delitto medesimo, sempre per arginare il fenomeno delle false confessioni. Il lazzaretto Era il luogo di confinamento e d'isolamento per portatori di … Una prima macrosequenza potrebbe coprire i capitoli I, II, III in cui si narra dell’arresto del Piazza (avvenuto il 22 Giugno 1630), di come lo torturarono e di come lui, dopo la promessa di impunità accusò il Mora, che venne arrestato il 26 Giugno. L’unica citazione poetica è del Parini, che sostiene ancora una volta la sentenza dei giudici, scagliandosi contro gli untori. Sarebbe scoraggiante pensare che certe azioni siano dettate da cause non legate all’arbitrio umano, si arriverebbe a negare o accusare la Provvidenza. Padilla era capitano di cavalleria e si trovava con l’esercito nel Monferrato. Impunità e tortura avevano portato a due storie, che però i giudici volevano riuscire a fondere in una sola. Piazza si deve considerare colpevole perchè, nonostante fosse innocente per le unzioni, aveva calunniato e accusato un altro innocente, condannandolo ad altre sofferenze. Il 23 Luglio venne arrestato il Padilla, che fu condotto nel castello di Pomate. Tuttavia in prigione ha poi rivelato che non conosceva Padilla e non l’avrebbe riconosciuto. C'era con lui un suo figliuolo; e l'auditore ordinò che fossero arrestati tutt'e due. L’essere il primo che trovavan lì, o nelle vicinanze; l’essere sconosciuto, e non dar di sè un conto soddisfacente: cosa doppiamente difficile quando chi risponde è spaventato, e furiosi quelli che interrogano; l’essere indicato da una donna che poteva essere una Caterina Rosa, da un ragazzo che, preso in sospetto esso medesimo per uno strumento della malvagità altrui, e messo alle strette di dire chi l’avesse mandato a dar fuoco, diceva un nome a caso. Chi altri fu denunciato dal Mora? [p. 764 modifica]Per ispiegare come la sicurezza dello sventurato non diminuisse punto la preoccupazione de’ giudici, non basta certo l’ignoranza de’ tempi. Che ne dissero? Oltre a questi due documenti, Manzoni ha potuto attingere anche a qualche copia delle difese e a documenti autentici dell’epoca, trovati negli archivi. I due chiesero una proroga e ottennero solo un giorno. Tuttavia morì il 18 settembre di peste, dopo aver detto a un altro carcerato che tutti quelli che aveva incolpato erano innocenti. Che cosa accadde di loro? Carlo Vedano, accusato dal Baruello di essere stato l’intermediario tra lui e il Padilla, fu torturato ma resistette, era l’unico che davvero conosceva il Padilla. Primo capitolo. L’ignoranza dei tempi 4. In un punto arriva anche a lamentarsi della sua condizione, per cui non gli è possibile esprimersi liberamente. Tuttavia ritiene utile questa presentazione, perchè nel racconto successivo mostrerà che l’autorità di questi uomini non è stata sufficiente. Piazza venne torturato di nuovo il 23 Giugno per ordine del Senato con la legatura del canapo (mani tirate su con una corda e sei appeso, si slogano spalle e polsi): la legge non venne applicata a torto, venne proprio ignorata. Et io dissi a questo tale, segue a deporre la Caterina, è che ho visto colui a fare certi atti, che non mi piaccino niente. Alessandro Manzoni Racconta che le sorse il sospetto che fosse un untore, e per controllarlo si spostò ad un’altra finestra dalla quale vide che effettivamente l’uomo stava toccando il muro. La casa di Mora viene demolita, lo spazio viene definito non edificabile e si costruisce la colonna di infamia. Interrogato di più, se passando lui per la Vedra de’ Cittadini, vidde le muraglie imbrattate, risponde: non li feci fantasia, perchè fin’all’hora non si era detto cosa alcuna. Mora e Baruello erano gli unici ad aver deposto di essere venuti a contatto con lui, indicando anche i tempi degli incontri; in nessuno dei due periodi inventati Padilla era a Milano. I Magliavacca sono stati accusati e torturati anch’essi. Il contenuto è disponibile in base alla licenza, Storia della colonna infame , Alessandro Manzoni, Indice:I promessi sposi (1840).djvu, //it.wikisource.org/w/index.php?title=Storia_della_colonna_infame/Capitolo_I&oldid=-, 20130906221523, //it.wikisource.org/w/index.php?title=Storia_della_colonna_infame/Capitolo_I&oldid=-, Storia della colonna infame - Capitolo primo, https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Storia_della_colonna_infame/Capitolo_I&oldid=1318515, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Era inverosimile che Padilla, un comandante spagnolo, e Mora, un semplice barbiere, si conoscessero direttamente: intimato di indicare un intermediario, Mora nominò Don Pietro di Saragozza, personaggio di fantasia. La proposta di impunità non fu comunicata ufficialmente, non ci sono tracce nel processo. Non aveva unto Mora stesso perchè era a conoscenza dei rischi, infatti il giorno dopo aveva fornito a Piazza dell’acqua contro l’azione dell’unguento pestilenziale. E, cose che in un romanzo sarebbero tacciate d’inverisimili, ma che pur troppo l’accecamento della passione basta a spiegare, non venne in mente nè all’una nè all’altra, che, descrivendo passo per passo, specialmente la prima, il giro che questo tale aveva fatto nella strada, non avevan però potuto dire che fosse entrato in quell’andito: non parve loro una gran cosa davvero, che costui, giacchè, per fare un lavoro simile, aveva voluto aspettare che fosse levato il sole, non ci andasse almeno guardingo, non desse almeno un’occhiata alle finestre; nè che tornasse tranquillamente indietro per la medesima strada, come se fosse usanza de’ malfattori di trattenersi più del bisogno nel luogo del delitto; nè che maneggiasse impunemente una materia che doveva uccider quelli che se ne imbrattassero i panni; nè troppe altre ugualmente strane inverisimiglianze. Storia della colonna infame: Alessandro Manzoni: CAPITOLO TERZO . E l’argomento era stringente, come nobile e umano l’assunto. Tuttavia l’ingiustizia poteva essere vista da chi la commetteva e se si sono comportati in questo modo è stata per loro decisione. Ecco un altro reo che non pensava a fuggire, nè a nascondersi, benchè il suo complice fosse in prigione da quattro giorni. Capitolo 6, pp. Manzoni nell’ introduzione per prima cosa descrive brevemente l’ accaduto dicendo che già Pietro Verri aveva trattato l’episodio in “Osservazioni sulla tortura”, con lo scopo di ricavare un argomento contro la tortura, che aveva portato alla confessione di un delitto impossibile. * ˆ ˜ ˘ ˘ i 1 7 ˇˇ ˜ ˘˙ ˆ ˇ ˙ ˘ -˘ ˘ ˘ ˘˘ ˘ 6˙ ˆˇ ˜ ˆ ˘ ˘ ˆ ˘ ! Oltre a questi due documenti, Manzoni ha potuto attingere anche a qualche copia delle difese e a documenti autentici dell’epoca, trovati negli archivi. Si diceva che Matteo Volpi fosse stato presente a un colloquio tra Mora e Piazza in cui comunicava che gli avrebbe dato l’unguento. ( I video di yesmilano.com 12 ) storia della colonna infame, piazza Vetra ed il patibolo - Duration: 10:37. Chi è il Padilla? Ma il più strano e il più atroce si è che non paressero tali neppure all’interrogante, e che non ne chiedesse spiegazione nessuna. Storia della colonna infame Piazza nominò come persona grande il Padilla, figlio del comandante del Castello. È interrogato sulla sua professione, sulle sue operazioni abituali, sul giro che fece il giorno prima, sul vestito che aveva; finalmente gli si domanda: se sa che siano stati trouati alcuni imbrattamenti nelle muraglie delle case di questa città, particolarmente in Porta Ticinese. Andava rasente al muro perchè pioveva, ma la signora Caterina riteneva che avesse scelto un giorno di pioggia per diffondere di più il morbo. Si pone così in contrasto non con le conclusioni del Verri, ma con i ragionamenti che vi hanno portato. Tornando in carcere “ricordò” i nomi dei complici: Baruello, Girolamo e Gaspare Magliavacca, padre e figlio. Il Mora però nella concitazione del momento la stracciò; i pezzi vennero poi raccolti ed utilizzati al processo. Anche il barbiere Giangiacomo Mora ritenne che i muri fossero stati unti. 53. A bela Athanasia foi morta pelas mãos de seu próprio pai biológico, Claude de Alger Obelia, o imperador de sangue frio! Per rendere più legale questa offerta, si fece riferimento a una grida del 18 Maggio, che prometteva impunità a chiunque avesse rivelato informazioni sulle unzioni. Il Mora nominò Don Pietro di Saragoza (inventato) come intermediario tra lui e il Padilla. Quella Caterina, che, per tener dietro all’untore, fin che poteva, era tornata alla finestra di prima, domandò all’altro chi fosse quello che haueua salutato. Le condanne rimasero, tuttavia la colonna infame fu demolita nel 1778 e nel 1803 si costruì una casa in quello spazio, demolendo il cavalcavia dal quale Caterina Rosa aveva visto il fatto. Capitolo 7: Tra i molti scrittori contemporanei all'avvenimento, scegliamo il solo che non sia oscuro, e che non n'abbia parlato a seconda affatto della credenza comune, Giuseppe Ripamonti, già tante volte citato. Infatti, l'autore sostiene che l'obiettivo di questi scrittori era quello di ridurre il potere discrezionale dei giudici nell'applicazione delle leggi; in particolare, essi si lamentavano per l'eccessiva crudeltà utilizzata nella tortura e per la facilità con cui i rei venivano torturati, pur trattando minuziosamente delle varie tipologie di tormenti (spesso con molta tranquillità), del numero delle volte che gli spasimi potevano essere ripetuti e della durata dei tormenti stessi. Subito puoi si diuulgò questo negotio, cioè fu essa, almeno principalmente, che lo divolgò, et uscirno dalle porte, et si vidde imbrattate le muraglie d’un certo ontume che pare grasso et che tira al giallo; et in particolare quelli del Tradate dissero che haueuano trouato tutto imbrattato li muri dell’andito della loro porta. Capitolo VI-Processo a Baruello e Padilla. La bugia dell’imputato era considerata un indizio per la tortura, purchè avesse a che fare col crimine e fosse provata o da due testimoni, o da una confessione. Introduzione. Nelle Nuove Costituzioni promulgate per ordine di Carlo V la tortura non è neanche nominata; in altri atti legislativi è intimata come pena, non come mezzo per ottenere prove. La giustizia 2. Su quali basi venne autorizzata la tortura del Piazza? Non esistono delle “prove schiaccianti” contro il Piazza tali da poter giustificare (se mai ciò sia possibile) la tortura ai suoi danni autorizzata dai giudici (ricordiamo che il Piazza è stato arrestato in seguito alle testimonianze di due donne, senza l’aggiunta di alcuna prova). Interrogata, se sa a che effetto questo tale fregasse di quella mano sopra il muro, risponde: dopo fu trovato onte le muraglie, particolarmente nella porta del Tradate. Nè anche questo non gli giovò punto, come pur troppo si vede dal primo esame che gli fu fatto, il giorno medesimo, dal capitano di giustizia, con l’assistenza d’un auditore, probabilmente quello del tribunale della Sanità. Esaminarono la scena e parlarono con le persone. Andrea Temporelli 14,270 views. Caterina narra poi di come lo sconosciuto fosse tornato indietro e forse stato fermato da un suo conoscente, un commissario della sanità, al quale lei raccontò di quello che aveva visto fare allo sconosciuto in nero. Interrogata anch’essa, depone d’averlo veduto fin dal momento ch’entrò nella strada; ma non fa menzione di muri toccati nel camminare. Anche il Muratori sembra convinto della reità dei condannati, ma poi fa delle osservazioni generali sulle condanne di innocenti che alludono al contrario. É apenas uma história boba na hora de dormir... até que uma mulher acorda e descobre que se tornou uma princesa infeliz! Fornisci dettagliatamente almeno due circostanze in cui i giudici forzarono l’interpretazione della legge (Ciano). Manzoni apre una digressione per spiegare come tutta la “Storia del regno di Napoli” sia interamente copiata del Nani e dal Parrino. Le difese del Padilla furono presentate in tre volte, tra 1631 e 1632; il suo processo infatti durò 2 anni. Questi scrittori descrivevano più delle leggi i tipi di tortura e la loro durata, cercando di porre dei limiti all’arbitrio limitando il numero di volte per cui si potevano ripetere. L’unica accusa a suo carico proveniva da un presunto complice, ed era nulla perchè pronunciata con un accordo di impunità. Alla fine fu torturato e dopo lunghi supplizi confessò di aver dato l’unguento a Piazza. Manzoni specifica nella premessa alla Colonna Infame di voler riesaminare l’intera vicenda che già aveva trattato il Verri nel suo “Osservazioni sulla tortura” e di volerne emendare gli errori non per la maggior grandezza sua ma per la diversa prospettiva che si acquisisce con lo scorrere del tempo.

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