Figura 5: Forma circolare e quadrata nelle statuette etrusche. La riforma più sostanziale si ebbe con Caio Mario (fine II secolo a.C.), che promosse la il reclutamento volontario, lasciando tuttavia la leva obbligatoria: il periodo di ferma era ventennale, era retribuito ed era aperto anche aiproletarii. Spesso, per non privarsi della manodopera necessaria alla coltivazione delle loro terre, i latifondisti riscattavano dal servizio militare i loro contadini, versando al fisco una quota in denaro, che era usata dallo Stato per reclutare i barbari (il problema è in realtà molto discusso; cfr. [180] In particolare, secondo lo storico Zosimo, questo nuovo assetto fu la causa del progressivo stanziamento delle popolazioni barbariche nei territori imperiali, nonché il degrado dei centri urbani in cui venivano acquartierate truppe eccessivamente numerose. Le seconde erano eredi delle unità ausiliarie di differenti origini etniche (a titolo di esempio si pensi agli Heruli e ai Batavi) che dopo la constitutio antoniniana di Caracalla (212) erano state integrate nel tessuto imperiale. Il motto della fanteria tardo-imperiale, come ci viene descritto nello Strategikon di Maurizio (VI secolo) era: «Silentium. Il vantaggio immediato fu che venne approvata una legge che dichiarava guerra a Veio e i nuovi tribuni con potestà militare vi condussero un esercito in massima parte formato da volontari. Con l'inizio di questa fase, anche l'organizzazione dell'esercito subì una trasformazione strutturale. Il comandante della flotta era il praefectus classis, quello della nave navarco (nauarchus). [212] Jones ed Elton sostengono che, dal 360 in poi, i duces erano dipendenti dal comandante del loro diocesano comitatus: il magister militum per Illyricum, Thracias, Orientem e il comes per Aegyptum, rispettivamente (sulla base di evidenze in Ammiano per il periodo 353-78 e da 3 superstiti decreti imperiali datati 412, 438 e 440). I manipoli erano piccoli abbastanza da permettere, sul campo di battaglia, movimenti tattici di singole unità di fanteria, nel contesto del più grande esercito. Venivano scelti solo uomini appartenenti ad una delle tribù gentilizie adatti al combattimento per un totale di 3000 fanti (pedites) e 300 cavalieri (equites), suddivisi rispettivamente in 30 centuriae e 30 decuriae. [165], In accordo con queste considerazioni, Gallieno attorno agli anni 264-268, o forse poco prima,[166] costituì questa riserva strategica centrale (che sarà alla base della futura riforma dell'esercito di Diocleziano), formata prevalentemente da unità di cavalleria pesante dotate di armatura (i cosiddetti promoti, tra cui spiccavano gli equites Dalmatae, gli equites Mauri[167] et Osroeni), poiché queste percorrevano distanze maggiori in minor tempo della fanteria legionaria o ausiliaria. Le devastazioni dovute alle invasioni e le perdite territoriali determinarono una costante diminuzione del gettito fiscale con conseguente progressivo indebolimento dell'esercito romano: un esercito professionale come quello romano, infatti, per essere mantenuto efficiente, aveva bisogno di essere pagato ed equipaggiato, e le ristrettezze economiche dovute al crollo del gettito fiscale portarono ovviamente a un declino progressivo anche dell'esercito. Come noto, se il soldato doveva portarsi il bagaglio sulle spalle o sospeso a una forca, gli ufficiali potevano contare su un numeroso personale specializzato. [49] Qui di seguito una tabella riassuntiva: Anche dopo la caduta della monarchia, la componente principale dell'esercito romano rimase la legione, e solo ai cittadini romani era consentito arruolarsi, dovendo essi stessi provvedere personalmente al loro equipaggiamento, come nella tradizione degli opliti greci. [225] Secondo la Notitia, ben 10 dei 12 duces occidentali erano direttamente dipendenti al MVM e non al loro comes regionale;[217][226] tuttavia, questo non è in linea con la situazione in Oriente e probabilmente non riflette nemmeno la situazione né nel 395 né nel 425: un'organizzazione del genere sarebbe stata poco pratica, perché avrebbe impedito ogni efficace operazione congiunta tra comitatus e limitanei. [73] Le unità alleate di socii (ovvero le Alae, poiché erano poste alle "ali" dello schieramento) erano costituite, invece di un numero pari di fanti, ma superiori di tre volte nei cavalieri (900 per unità). Lo Scudo (dal latino scutum o clipeus) utilizzato dall'esercito romano nel corso degli oltre dodici secoli della sua storia (che decorre dalla data della fondazione della città (753 a.C.) fino alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, avvenuta nel 476) subì numerose modifiche nella forma, nei materiali che lo componevano e nelle dimensioni. Prima della battaglia di Adrianopoli, ai barbari che migravano nell'Impero con il permesso dell'Impero (receptio) oppure come prigionieri di guerra non era permesso di conservare la loro unità di popolo: alcuni venivano arruolati nell'esercito, mentre il resto veniva sparpagliato per un'area vastissima come contadini non liberi; in questo modo l'Impero rendeva inoffensivi i nuovi arrivati, e li romanizzava. [14], Mommsen usa argomenti filologici e riferimenti a Livio e altri autori per suggerire che la gran massa dei fanti consisteva probabilmente di pilumni (lanciatori di pilum), con un numero più piccolo a servire forse come arquites (arcieri). Per strategia dell'esercito romano si intende l'insieme delle disposizioni adottate dallo Stato romano antico per realizzare i suoi obiettivi politici attraverso sia la selezione degli obiettivi militari, sia il processo diplomatico (spesso sostenuto dalla minaccia di un'azione militare immediata), comprese le risorse militari impiegate. Nell'evoluzione successiva il generale in campo svolse sempre più le funzioni di una sorta di ministro della guerra, mentre vennero create le cariche del magister equitum praesentalis e del magister peditum praesentalis ai quali veniva affidato il comando effettivo sul campo. Mario a sua volta modificò questo schieramento, suddividendo semplicemente la legione in unità di 600 uomini dette cohortes. L'organizzazione interna dell'esercito romano descritta da Polibio nel suo VI libro delle Storie, è da datarsi al principio della seconda guerra punica (218-202 a.C.). L'esercito romano devi quindi evolversi e trasformarsi in una macchina bellica più efficiente: giustamente gli autori sottolineano come il III secolo non sia un'età decadente, tutt'altro. Man mano che il dominio di Roma si estese nella penisola italiana e nel mare Mediterraneo, i sistemi di reclutamento si modificarono adattandosi alle condizioni ambientali. Le unità di cavalleria dell'esercito romano tardo imperiale erano le vexillationes (palatinae, comitatenses o pseudocomitatenses). © 2015-2020 Storia Romana e Bizantina – Tutti i diritti riservati. Inoltre, la sezione occidentale rappresenta un esercito in crisi e prossimo alla sua dissoluzione: Heather ha calcolato che, dei 181 reggimenti di comitatenses elencati per il 425, solo 84 esistevano prima del 395, implicando la distruzione o la dissoluzione di circa 76 reggimenti di comitatenses nel corso del periodo 395-425 (ipotizzando che nel 395 i reggimenti fossero 160, come per l'Oriente; 160-84=76); le perdite furono rimpiazzate portando addirittura ad aumentare le unità di comitatenses a 181 (invece di 160), ma in realtà ben 61 dei 97 reggimenti di comitatenses neocostituiti erano semplicemente unità di limitanei promosse a comitatenses (ovvero pseudocomitatenses), implicando la diminuzione delle unità di comitatenses veri e propri da 160 a 120. Le sue manovre imprevedibili, repentine, affidate alle ali di cavalleria cartaginese e numidica, avevano distrutto numerosi eserciti romani accorrenti, anche se superiori nel numero dei loro componenti, come era avvenuto soprattutto nella battaglia di Canne. I gradi più bassi della nuova gerarchia militare prevedevano, oltre ai soliti centurioni e tribuni, anche i cosiddetti duces,[185] i quali avevano il comando territoriale di specifici tratti di frontiera provinciale, a cui erano affidate truppe di limitanei. I quadri sono formati prevalentemente con volontari anche barbari, e la leva forzata assume due forme: All'epoca di Giustiniano, il sistema della leva obbligatoria non è più praticato: l'esercito era formato da volontari e da mercenari stranieri. Appesa al cingulum (simile ad una cintura) portava la spatha. L’esercito originario di epoca arcaica era basato sul reclutamento gentilizio. I rematori (remiges) potevano essere schiavi o prigionieri di guerra, i marinai (nautae) liberti o alleati. Intorno alla fine del secolo, i Romani avevano perso la loro lotta per l'indipendenza, e gli Etruschi, conquistata Roma, stabilirono sulla città una dittatura militare, o un regno. Da Diocleziano alla caduta dell'impero, "The Army" in Cambridge Ancient History 2nd Ed Vol XIII (The Later Empire 337–425), Appendix: Naval Power in the Fifth Century, Il mondo di Roma imperiale, la formazione, Le forze armate nella storia di Roma Antica, Le armature romane in età imperiale. [6], Secondo la tradizione fu Romolo a creare, sull'esempio della falange greca,[7] la legione romana. [7], Si tramanda che l'organico dell'esercito sia passato da 3 000 a 4 000 unità nel V secolo a.C., e quindi da 4 000 a 6 000 effettivi dopo il 400 a.C.[16] Quest'ultimo organico di 6 000 uomini fu poi diviso in 60 centurie di 100 uomini ciascuna.[50]. In età monarchica e repubblicana la società era formata da pochi ceti prevalenti, i patrizi (che alimentavano l'esercito e il ceto dirigente), i plebei (soprattutto contadini), gli … Una nuova serie di riforme furono poi portate a termine una volta divenuto unico Augusto, subito dopo la sconfitta definitiva di Licinio nel 324. [239] Le perdite subite portarono all'ammissione nell'esercito in grosse quantità di ausiliari e foederati germanici (ad esempio Unni): ciò poteva portare benefici a breve termine, ma era deleterio a lungo termine, in quanto portava a diminuire ulteriormente gli investimenti sul rafforzamento dell'esercito regolare. Vietata ogni riproduzione senza autorizzazione. [59] La formazione manipolare fu probabilmente copiata dai nemici Sanniti, a sud di Roma, forse quale conseguenza della sconfitta romana nella Seconda guerra sannitica. Zosimo si lamentava, infatti, che lo stesso imperatore avesse rimosso dalle frontiere la maggior parte dei soldati, per insediarli nelle città (si tratta della creazione dei cosiddetti comitatenses):[191], «...città che non avevano bisogno di protezione, privò del soccorso quelle minacciate dai barbari [lungo le frontiere] e procurò alle città tranquille il danno generato dalla soldataglia, per questi motivi molte città risultano deserte. Da questo momento la centuria dell'esercito romano ebbe in media la metà dell'effettivo indicato dal suo nome; ... ed è d'altra parte naturale che gli ordinamenti militari romani abbiano assunto forme varie nell'evoluzione tre volte secolare dall'epoca di re Servio al sec. La struttura occidentale differiva sostanzialmente dall'orientale: mentre in Oriente, l'Imperatore aveva il controllo diretto dei capi dei suoi comitatus regionali, in Occidente questi erano dipendenti a un generalissimo militare, il cui titolo, secondo la Notitia, era quello di magister peditum praesentalis, ma è noto da altre fonti come magister utriusque militiae. Da questa premessa il console di quell'anno, Gaio Mario, decise di aprire le legioni a chiunque, che fosse o meno possidente,[92] come ci racconta Sallustio: «Mario si accorse che gli animi della plebe erano pieni di entusiasmo. [217] L'unico dux che probabilmente dipendeva direttamente al MVM era il dux Raetiae I et II, le cui province appartenevano alla diocesi di Italia. [4], Non si conosce con esattezza la struttura dell'esercito in questa fase: Mommsen riteneva che a quel tempo l'organizzazione militare di Roma fosse regolamentata delle "Leggi dell'[apocrifo] Re [V]Italus"[5] ma, in generale, il contenuto di queste leggi è a noi totalmente sconosciuto, nonostante Aristotele vi faccia riferimento come ancora parzialmente in vigore, ai suoi tempi, presso alcune popolazioni dell'Italia. The Evolution of the Roman Imperial Fleets, The Roman Empire: from Severus to Constantine, The Roman Imperial Navy: 31 B.C.-A.D. 324. L'esercito romano Nella evoluzione storica e statuale di Roma vi è un organismo centrale che riassume in maniera emblematica quelle che furono le virtù e [20] Plutarco racconta, inoltre, che una volta uniti tra loro, Romani e Sabini, Romolo introdusse gli scudi di tipo sabino, abbandonando il precedente di tipo argivo e modificando le precedenti armature. [39] Questa riforma per il De Francisci potrebbe essere stata apportata da Tarquinio Prisco o dal successore Servio Tullio. VI-VII. Le truppe ausiliare erano guidate dai praefectum sociorum. [175] È da aggiungere che la divisione interna del mondo romano in quattro diversi settori strategici (a sua volta suddiviso in 12 diocesi, con l'aggiunta di numerose nuove province) portò, tuttavia, inevitabilmente ad un aumento del numero degli effettivi,[176] con il conseguente irrigidimento del servizio di leva obbligatorio[175] e l'introduzione del servizio di leva ereditario. Roma fu costretta ad armare i propri soldati a spese dello stato, dal momento che molti di quelli che componevano le sue classi inferiori erano di fatto proletari impoveriti, troppo poveri per permettersi un proprio equipaggiamento.

Pipe Castello On Line, Lost On You Cantante, Cavalleria Rusticana Mascagni Pdf, De André Tumore Fegato, Viale Albornoz Assisi, Guide Per Tapparelle Leroy Merlin, L'eternità è Il Mare Mischiato Col Sole, Gianluca Spina Facebook, Gaudeamus Igitur Bologna,